gazzetta di Modena. 22 03 2013

 

 

 

GAZZETTA DI MODENA. 20 03 2013

 

Modena: “Malati di spread”, un’impennata di casi e di suicidi

Disagi psicologici e richieste di aiuto cresciuti del 30% in un anno e mezzo. Due incontri alla Camera di commercio

suicidi crisi spread

 

 

 

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Solo nell'ultimo anno e mezzo un aumento della richiesta di aiuto quantificabile in un trenta per cento in più; un'impennata di intenti suicidari e turbe del comportamento, da quello alimentare, anoressia e bulimia, agli attacchi di panico; un disagio di vivere che difficilmente arriva allo specialista, almeno non prima che siano state esperite tutte le risorse alternative che spesso, in realtà, si rivelano solo pericolosi palliativi se non, addirittura, autoinganni.

“Tempo di crisi. Crisi economica, crisi individuale” è il titolo di due incontri che si terranno a Modena nella sala Panini della Camera di commercio venerdì e il 23 aprile, alle 20.30. Ad organizzarli il Centro di psicanalisi applicata “Libera parola”, sede modenese della rete nazionale dei Consultori di psicanalisi applicata che da sei anni si è data come obiettivo quello di offrire competenze tecniche su standard di tariffe calmierate e di fare formazione e informazione con appuntamenti gratuiti che approfondiscono i problemi più urgenti e contingenti del disagio psichico e sociale.

“Morire di spread” il sottotitolo del primo incontro che vedrà come relatori, oltre a Maurizio Torreggiani presidente dell'ente camerale e padrone di casa, l'assessore alla Formazione professionale e mercato del lavoro della Provincia, Francesco Ori, il dottor Maurizio Montanari, responsabile terapeutico di “Libera parola”, la dottoressa Francesca Brencio della University of Western Sydney e Giorgio Bonini, direttore di Porta Aperta.

«Quello che, con questi due incontri, speriamo di fare è anche il monitoraggio quantitativo di un fenomeno in preoccupante aumento, dovuto, non solo ma anche, alla crisi economica attuale. Non è un caso che la Camera di commercio, nella sua identità di ente economico, ci abbia dato disponibilità di uno spazio al suo interno» spiega Maurizio Montanari. «Ci arrivano sempre più casi di depressione, gioco compulsivo, forme paranoidi di comportamento correlabili, più o meno direttamente, alla recessione economica che, di per sè, non è causa esaustiva ma, piuttosto, fattore scatenante. Nelle nostre zone, poi, anche il terremoto ha inciso profondamente e lo si desume chiaramente da una forte casistica, ad esempio, di attacchi di panico. Ad essere colpiti sono, solitamente, soggetti già fragili, persone con più forte tendenza depressiva che, però, in condizioni di normalità non avrebbero sviluppato quel disagio psicologico che, nei casi più estremi, può arrivare fino al desiderio di togliersi la vita». Un disagio che, secondo il dottor Montanari, rimanda direttamente a quello è il valore del lavoro oggi, all’evoluzione di una dimensione diventata spesso totalizzante. E così la sua perdita rischia di andare a collocarsi su un deserto relazionale che non dà nè alternative nè possibilità di un riscatto altrove. «La persona vittima della crisi spesso si ritrova anche “a corto” di legami sociali. L'interlocutore primo, se non unico, diventa la banca che però, ovviamente, guarda solo alla solidità economica di un individuo e non può certo verificarne la storia clinica a monte. Così a cadere, per primi, sono i soggetti melanconici, quelli con depressioni sottosoglia, strutturalmente più fragili. C'è una base strutturale, legata alla personalità dell’individuo, che rende certe persone più vulnerabili di altre. Ad esempio, nel caso del sisma che ha colpito la nostra provincia, ci si può trovare davanti a persone che arrivano ad ipotizzare fin'anche il suicidio per conseguenze che, viste da fuori, sono oggettivamente minime e che, semmai, dovrebbero portare a pensare di essere stati, “fortunati”. Mentre altri, invece, strutturalmente più forti, colpiti più duramente, reagiscono e cominciato ad agire». Poi ci sono casi diversi, riportabili a veri e propri scompensi psicotici, come nella recente tragedia del duplice omicidio e suicidio di un imprenditore umbro. «In questo caso - spiega ancora Montanari - il lavoro svolgeva una funzione compensativa. Perdi il lavoro e cade tutto, deflagra un senso di persecuzione latente. Il mondo diventa il tuo nemico che ce l'ha con te, che è contro di te». Cosa fare dunque e quali strategie sviluppare per affrontare il problema? «La crisi - dice ancora Montanari - ci offre una modalità di ripensamento di una vita al ribasso. Negli anni Ottanta si era sviluppata una sorta di bulimia dei consumi che è arrivata fino ad oggi ma in un contesto completamente cambiato. C'è la necessità di una riabilitazione al dialogo e alla parola. In Giappone ci sono strade diventate luogo di emarginazione in cui si rifugiano quelli che hanno perso il lavoro. Ecco noi dobbiamo fare di tutto per non “giapponesizzarci” tenendo presente che il tempo del “per sempre” è finito e che, per la persona, la tenuta sociale è vitale».

Rossella Sant’Unione