Tempo di crisi

 

Le cronache fotografano un drammatico scenario del paese: la crisi economica attuale impoverisce l’individuo, crea marginalità, corrode il legame sociale e, nei casi più gravi, uccide. I casi di suicidio legati alla perdita del lavoro costituiscono un’emergenza crescente sulla quale una città deve sapersi interrogare per porvi rimedio. L’attuale ‘società liquida’ attribuisce al lavoro una valenza diversa rispetto al passato: non più un mero strumento di sostentamento economico o riscatto sociale in un mondo ben strutturato e capace di sostenere l’uomo in tutti i passaggi della vita, quanto uno dei pochi punti di tenuta in un legame sociale che è andato modificandosi nel corso di poche generazioni. Il lavoro sovente sopperisce a legami comunitari che nel tempo si sono indeboliti, supplisce ad una identità non più facilmente reperibile in una struttura sociale divenuta fucina di precarietà. Nel luogo di lavoro si ripongono aspirazioni altrove negate, si ristrutturano rapporti affettivi venuti meno nei nuclei familiari o nei luoghi di aggregazione tradizionali. Il posto di lavoro diventa dunque un ambiente nel quale ricreare quell’interagire con l’altro che la modernità segregante ha progressivamente eliminato, venendo meno i momenti di convivialità comune, sempre più relegati nel privato, quando non a mondi virtuali e privi di contatto fisico. La perdita del lavoro significa a volte il venire meno di tutto questo. L’individuo si trova solo, costretto ad una ri-tessitura in un legame sdrucito, costretto a chiedere aiuto ad enti che non considerano la situazione di impoverimento psicologico nella quale egli può cadere, ma soltanto la sua solvibilità economica. I nuovi codici condivisi, al tempo del mutamento dell'ordine simbolico, sono composti anche di una neo lingua economico-finanziaria imposta dall'alto. Nuove entità (Bce, Ue) emanano nuovi linguaggi (spread) ai quali il legame sociale si adatta. Il soggetto diviene merce nel libero mercato, depauperato delle sue potenzialità, in balia della volatilità degli indici economici, sulla soglia della depressione. E’ la sommatoria di questi elementi che riempie le cronache di uomini e donne che, avendo perso o temendo di perdere il lavoro, scelgono di chiamarsi fuori dalla vita. Vittime inconsapevoli dello spread.

La clinica, inoltre, mostra che il terremoto che ha colpito le nostre terre, ha avuto profonde ripercussioni sulle strutture di personalità più fragili, scardinando precari stati di equilibrio raggiunti con fatica e portando a gravi scompensi anche in presenza di danni materiali non ingenti. La psicoanalisi può mostrare vie di riabilitazione per un soggetto che sceglie di non essere merce nel libero mercato?