Nel nome del sodale

‘Sempre si premurò, al di la di ogni cosa, di essere un padre  rispettabile’.
‘Uomo integerrimo, amante del lavoro, così lo ricorderemo’.
Tra tutte le lapidi, quella che più mi ha colpito, è il ricordo marmoreo di un netturbino con scopa e bidone, compianto dalla famiglia e dai colleghi per 30 anni di servizio. Onorato, come da specifica.
Non è possibile comprendere a fondo la frantumazione della figura del Padre nel contemporaneo italiano, un vuoto che apre a scenari dei quali l’agone politico è solo il più eclatante, se non si getta uno sguardo ai modi di commemorare il padre delle generazioni passate.
Quel Padre, quella figura immedesimata nel suo lavoro, timorato di lasciare dopo la sua morte una scrittura di ‘padre inattaccabile’,  quanto oggi in realtà è diluita, sino ad apparire fuori luogo?
‘Godi e divertiti’ sono gli imperativi morali oggi più che mai imperanti. Siamo dunque passati in poche generazioni dalla una figura rigida, seppur con qualche licenza purchè nascosta ed espiata, alla figura del gaudente perverso ed ingiudicabile.
Se l’Italia di oggi permette, accetta e incoraggia questo ( nel campo politico in primis, dicevo, ma anche in quella lavorativo, educativo, mediatico) è perché ogni parvenza di Padre sta per essere liquidata. Non è nel legame sociale, non si trova nella famiglia, non compare nelle tv.
Alla figura Einaudiana  si è sostituita la mistica della crapula. Già Freud segnalava che quando il capo cade da cavallo, la truppa si disgrega attraversata dal panico che la dissolve.  Ma oggi, siamo andati ben oltre. Nessun vitello d’oro provvisorio; al capo caduto da cavallo è sostituto il Padre permissivo, che forza e aggira la  legge per secretare i suoi vizi.  Un entità che addirittura sfoggia la molteplicità delle conquiste virginali come trofeo da esporre, non come debolezza da celare. E’ un ‘ provate voi, se ci riuscite’. L’attualizzazione delle lapidi sarebbe oggi, più giustamente, : In perenne ricordo di chi ci ha insegnato a non pagare. ‘ Grazie per tutti i permessi dati’. O ‘ al padre, che ci ha donato l’immunità’. Sfuggire alla legge, ritenersi ingiudicabile, mettere tra se e gli altri pattuglie di avvocati: questa è l’arte trasmessa. Non è un caso che gli anni della dissoluzione dell’autorità paterna sia andata di pari passo con la fine del conflitto sociale. Il  marchingegno paranoico di alcune forze politiche, che si nutre alimentandosi di paure iniettate ad arte, descrivendo il migrate come unico e solo spauracchio da agitare verso gli Italiani,  ha creato un insolita alleanza datore di lavoro – dipendente, quest’ultimo pronto a gettare la spada della lotta e della rivendicazione salariale , in un inedito fronte comune contro l’invasore barbaro. Giunto qua per il suo lavoro, la sua donna.  Il salariato non già come parte di una classe, quanto carne sostituibile brevi manu da uno dei tanti sventurati pronti a vivere senza legge o regola alcuna. Senza padre, appunto.  L’eclissi del padre, si è portata via anche gli ultimi  maestri.
Quelli forti, stabili. Quelli che lo sono loro malgrado, gli unici dunque.
Nulla di trasmissibile da quegli omarelli incontrati per caso, barcollanti e truccati.
Nessuna guida, nessun orizzonte. Solo perdenti sbilenchi, 
intenti a seguire l'andazzo, a mescolarsi nell'anonimato. Piccole guide per orizzonti di plastica'.

Eventi

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8

Clinico Contemporaneo

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8