Licio Gelli. Eversione e perversione.

Con Licio Gelli non scompare semplicemente un ‘burattinaio’ della storia politica italiana come alcuni commentatori lo stanno dipingendo dopo la sua dipartita. L’umbratilità  del commerciante di materassi aretino e la sua naturale riluttanza all’esposizione mediatica, ne fanno l’incarnazione perfetta di una figura clinica poco indagata a causa del suo strutturale bisogno di non apparire: il perverso. L’ombra di Gelli e della sua loggia si proietta e si protende lungo gran parte dell’arco temporale della storia repubblicana del paese, inafferrabile ma sempre presente all’appuntamento con gli snodi essenziali della vita sociale e politica. Una traccia rarefatta, e per questo più incisiva, che ha operato nei gangli vitali dello Stato. Una presenza costante, ma lontana dai riflettori. Un cammino radente la parete di quel lungo cono d’ombra che fu la strategia della tensione, la massoneria deviata.

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