Irregolarmente unica. La madre del terapeuta.

E’ un tempo strano, questo. Un tempo nel quale dopo tanto uso ed abuso di categorie,  maschere,  etichette, abiti buoni per tutti, malintese politiche di ‘genere’, sembrava fosse ormai  vicino il momento nel quale ci saremmo potuti disfare delle grandi generalizzazioni, piatto forte del DSM,  buone per azzerare le differenze, vanificare singolarità ottenute con sforzi immani, scoraggiare la ricerca della propria verità , dispersa dentro a mille diagnosi di disturbo bipolare, anoressia, o disturbo dell’umore, che dir si voglia. Invece no. Oggi , complice forse la strada spianata dal DSM, assistiamo ad un ritorno massiccio delle generalizzazioni e dei grandi insiemi.  La donna, la madre, su tutto. Coccodrillo, amante e narcisa. In carriera vs angelo del focolare. Donne, tutte assimilate nella grancassa mediatica  ad un unica grande figura di donna. Comprensibile, spendibile, ad uso e consumo di chi privilegia gli insiemi alle dissonanze.  Eppure è ben stato detto, che siamo singoli, ricchi  e dannati nella nostra singolarità.  Unici in un  contemporaneo che ha azzerato a suon di crisi economica ogni divergenza, trattandola come sintomo ‘guaribile’. Le donne madri, dunque.

Per continuare la lettura clicca sul logo

Eventi

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8

Clinico Contemporaneo

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8