Siccome immobile.

Perché tutti mi odiano? Perché tutti ce l’hanno con me? Quante volte il paziente bussa alla nostra porta con incipit di questo tono... Si potrebbero scrivere interi tomi sull’accoglienza che tali parole devono avere in uno studio analitico. Un luogo lontano dall’ortopedia compassionevole, consolatoria e accondiscendente, ove la lama dell’analista deve saper fendere queste parole incollate con certezza e pervicacia sino ad incrinarle, a scheggiarle,  portando pian piano ad un ribaltamento della scena che il soggetto vorrebbe poter allestire indisturbato davanti agli occhi dello spettatore. Si entra perseguitati e ci si scopre colpevoli, primedonne e si esce bambine. Ma si va , si bussa, e ci si accomoda. Non si chiama l’analista a casa.  Ecco la scansione principe del tempo analitico senza la quale non possiamo parlare di  messa in moto del transfert, apertura all’inconscio, e tutto ciò che attiene all’instrumentum analitico. 

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Clinico Contemporaneo

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