Il perverso va in analisi?

Esiste un assunto sinora ritenuto immutabile sul quale credo valga la pena di riflettere, quello secondo il quale il perverso non va in analisi. Nel gergo comune il termine 'perverso' ha assunto nel corso del tempo una connotazione totalmente negativa, usato non senza un fondamento nella maggior parte dei casi per descrivere soggetti dediti a pratiche sessuali particolari, devianti, fuori norma o percepite come bizzarre e pericolose. Dire ' è un perverso' segna una mescolanza dei termini clinici nel linguaggio comune che li utilizza con valenze che frequentemente si discostano alquanto dalla radice originaria. Perverso e perversione sono un esempio attuale di questa commistione tra il dire analitico e il gergo contemporaneo. Cosa si mantiene e cosa va perso in questa 'lost in traslation'? Come è possibile attualizzare questo concetto e renderlo un fruttuoso strumento di lettura del presente, senza dimenticare la lezione freudiana e lacaniana?

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