Soggetti fragili al tempo del lavoro che manca

'Lavoratore instancabile, uomo tranquillo, nulla lasciava trasparire il gesto estremo se non qualche silenzio di troppo. I vicini e gli amici avevano notato uno stato di strana irrequietezza’.
Iniziano troppo spesso così le descrizioni di anonimi cittadini i quali, improvvisamente, imbracciano un’arma e uccidono: un carabiniere davanti a Montecitorio, un’impiegata della Regione, un qualsiasi funzionario di un qualche sperduto ufficio. Chi per una minaccia di licenziamento, chi per un finanziamento negato. Altri invece, anch’essi apparentemente ben inseriti nel legame sociale, scelgono con altrettanta fredda determinazione di chiamarsi fuori dalla vita dopo aver perso il lavoro, o temendo di perderlo.  I casi di suicidio legati alla crisi economica costituiscono un’emergenza crescente, testimoniata dalla recente ricerca dell’Osservatorio sulla salute nelle Regioni italiane, secondo la quale proprio la crisi, almeno in Italia, avanza verso il primo posto tra le motivazioni che spingono al suicidio, tanto che i motivi economici alla base del gesto estremo avrebbero riguardato negli ultimi quattro anni il 20-30% di casi in più rispetto al passato. Un’impietosa e nitida kodak dell’ormai bel Paese che deve annoverare tra le sue bellezze anche un sensibile incremento di farmaci antidepressivi.

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