PSICOANALISTI-GENTE SENZA DIO

No, non si tratta di uno strale. E nemmeno di una critica scagliata contro il mondo degli eredi di Freud da ambienti cattolico - conservatori.  E ’piuttosto  una speranza, un auspicabile obbiettivo da raggiungere,  alla luce delle recenti affermazioni di chi, ispirandosi alla dottrina di Lacan, avrebbe accostato le unioni omosessuali all’Isis. 

Pubblichiamo di seguito l'articolo pubblicato nella sua rubrica dal Dr. Maurizio Montanari su POL.it

Il dr Mario Binasco,  docente di Psicologia e Psicopatologia dei legami familiari al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, afferma davanti alla all'audizione in Commissione Giustizia del Senato, nel merito del cosiddetto ddl Cirinnà:
 “Qualcuno pretende di negare la realtà e piegarla ad una regola astratta, con la stessa logica dei campi di concentramento, ma questo non è possibile. Il riconoscimento della forma matrimoniale con altro nome, previsto dal ddl Cirinnà, tende a distruggere il riconoscimento e l’appoggio sociale ai legami umani, quelli che prendono in conto le differenze e il futuro, come sono i legami familiari originari. Prevalgono istinti di morte. L’Isis non è poi molto diverso ).
A seguito di queste dichiarazioni varie ed univoche le reazioni. Alcune politiche, alcune mediatiche. Altre di merito: il presidente della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi e il consiglio della medesima si sono espressi con una presa di distanza, sottolineando la non riconducibilità della SLP al suddetto Binasco,  , ma soprattutto sottolineando che : "Le idee espresse da Binasco riguardo alla questione delle unioni omosessuali   distano anni luce dalle elaborazioni in materia sviluppate in seno all’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, di cui la SLP fa parte, e di ciò si è avuta testimonianza in particolare nel corso del dibattito sviluppatosi in Francia a proposito della recente legislazione sul diritto al matrimonio tra omosessuali". A ciò ha fatto eco una controreplica dell’interessato, che si può trovare a questo link: http://www.tempi.it/contrattacco-del-professore-accusato-paragonare-matrimoni-gay-isis.
 
 
Lo psicoanalista J.A . Miller,  intervenuto in un similare dibattito in Francia , sottolinea bene la posizione dalla quale un analista deve parlare su questi temi, se lo fa da quella posizione e nessun’altra, al di la del suo credo religioso. ‘Gli analisti non sono solo analisti. Essi sono anche cattolici, credenti, non credenti, omosessuali, conservatori, progressisti, etc. Possono essere a favore o contro, pensare che devono impegnarsi in o no, che sia meglio mantenere il silenzio prudente di Conrad. Ma, come studiosi di Lacan, non possono, a mio parere, opporsi al matrimonio gay in nome della psicoanalisi’.
Ecco il punto nodale. Far passare convinzioni personlai dalla cruna dell'ago de : 'Lo ha detto Lacan'.
Per alcuni analisti il problema non è tanto il loro retroterra cattolico ( o protestante, o ortodosso), e nemmeno il loro ritrovarsi su un identico sentire. Semmai è il non riuscire a  farne a meno, condizione faticosa ma necessaria per incarnare quella posizione ‘neutra’ che l’analista deve avere. 
 
 
Al di la dell’episodio che ha dato il ‘la’ a questo breve articolo, possiamo estendere la riflessione per osservare, clinicamente, sul campo, come l’analisi  confessionale sia forse, tra tutte le peggiori derive della pratica analitica, una tra le piu’ perniciose. Qualcosa che supera in gravità la malagestione del controtransfert ( come ho scritto nell’articolo http://www.psychiatryonline.it/node/4942). Infatti, nei casi di  reazioni personali mal filtrate  da un cattivo lavoro su se stessi non portato a termine ( bordate controtransferali)  esiste almeno  una speranza di modifica, di rettifica. La reazione dell’analizzante può, in taluni casi, portare l’analista a rendersi conto che sta parlando da una posizione personale, come  Nanni Moretti  che nella ‘Stanza del figlio’ si accorge di star maltrattando Silvio Orlando non dal posto di analista, ma da quella di uomo che lo incolpa del ritardo che fu fatale per il figlio.  Un ‘ravvedimento’ in corso d’opera che  magari  può portare il professionista a correre ai ripari. O congedare l’analizzante correndo verso la propria seduta di supervisione per capire cosa gli sia sfuggito di mano. Nei casi nei quali invece è l’humus religioso che traspare e orienta l’agire dell’analista, difficile pensare ad un rettifica. Alle spalle c’è Dio!  Un credo religioso è per sua natura assolutista, e se traborda non può certo essere lenito o modificato dall’intervento di un supervisore esterno. So, per averci parlato in seduta, cosa sia  lo strazio di malcapitati pazienti omosessuali i quali, in seduta, confessando di voler convolare a nozze con il proprio compagno o compagna, hanno visto l’analista lasciare il posto che gli compete per vestire quelli del sacerdote moralizzatore.  Un' aberrazione. Una deriva clinica fuori controllo, che va ad ingrossare le già gonfie fila dei detrattori della psicoanalisi. La verità è che se manca il lavoro, il lavoro vero su sé stessi, allora ciascuno può dire ciò che vuole, parlando dal pulpito del proprio fantasma. 
 
Leggendo la contro argomentazione di Binasco si ha l’impressione di uno ‘spostamento’ dell’asse della discussione, nata su frasi che, da quel che mi par di vedere, non vengono mai smentite o rettificate.
Si tratta, se ho ben capito dalla sue parole , di prendere come elemento di base che ‘l’esperienza della psicoanalisi testimonia dell’esistenza di un livello della realtà umana e sociale che è costitutivo della vita del soggetto e dei suoi legami, livello inconscio, nel quale si elabora il rapporto e la dipendenza del soggetto dal reale, anche quello sessuale, (“castrazione”), attraverso la funzione della madre e la funzione del padre (Lacan). L’autore poi continua segnalando come ‘ un problema il fatto che la nostra civiltà capitalistica cerchi sempre più di disconoscere l’esistenza e la rilevanza di questo livello, realizzando l’illusione di poter ignorare il reale come limite’.
Continua con: ‘Ricordavo il fatto che per certo femminismo americano nascere con un corpo di donna è in se stesso un’ingiustizia (così come è un’ingiustizia il fatto che due corpi dello stesso sesso non possano procreare), dunque che il reale da cui dipendiamo è ingiusto: e che i nuovi “diritti” sono proposti precisamente come riparazione a questa sostanziale ingiustizia del nostro esistere reale. Mi dicevo perciò preoccupato da un modo di legiferare che continuerebbe a sviluppare questo tipo di “diritti” fondati sulla previa negazione del livello di competenza originaria del soggetto’.
 
Livello di competenza originaria?
Ecco, è sul timore che il suddetto mostra di  ‘ accampare diritti ‘a partire dalla propria dotazione di base, che è bene riflettere. Sull’intendere il reale del corpo come elemento irriducibile al quale arrendersi. La macchina di carne e di ossa.  Subordinando la volontà, il desiderio di essere o divenire qualcosa al di la del proprio  corpo, al corpo stesso.  Chi nasce senza gambe, ha diritto o meno a desiderare l’impianto di una protesi per meglio vivere? O dovremmo invece  abdicare all’idea di un corpo ingiusto e smettere di pensare ad una modifica, che porti l’individuo a essere il più possibile vicino a quel che desidera essere?E coloro i quali nascono donne dentro ad un corpo maschile  dovrebbero accettare la situazione come livello di competenza indiscutibile, o bene fanno a fottersene di questo e , tramite un operazione chirurgica, dare forma a quello che intimamente si sentono di essere? L’uomo e la donna sono un al di là del loro corpo. Il desiderio eccede a trascende le membra. Non vi è alcun pericolo di ‘tirannia’ imminente nel reclamare la libertà di regolare legalmente una vita scelta in comune.
 
 Quando un paziente mi racconta delle sue peripezie nel cercare un chissà quale stato lontano dove potersi legalmente unire al suo compagno o compagna, non penso ad ‘‘ un potere anonimo che cerca di ridurre la società ad un grande campo di concentramento biopolitico di tipo orwelliano ( ), sfruttando le rivendicazioni dei movimenti lgbt, oggi, e domani sarà quel che vorrà il despota di turno ‘ come sostiene Binasco. Penso alla difficoltà di dare forma al discorso d’amore in un paese confessionale.
Penso agli omosessuali ghettizzati da tante religioni, quando non condannati a morte. Penso all’amore nascosto, e all’ipocrisia di una nazione che preferisce scotomizzare quello che è un dato di fatto. Non penso di avare davanti a me un rappresentante di gruppi lgbt, o movimenti gay che sta cercando di fascistizzare il mondo imponendo la propria  regola di vita, deciso a non rassegnarsi alla sua dotazione di serie.
Io, che pure la rigidità di tutti gli ismi la conosco bene, nella forma di associazioni di genere che rappresentano solo loro stessi,  penso ad un individuo che deve vivere in cattività qualcosa che gli appartiene. Si, perché di questo si tratta. Il tema unioni civili, oggetto dell’audizione in Senato, riguarda la scelta affettiva del partner.  Non si ratta dell’affetto per ‘un cane’ come ha rovinosamente sostenuto una delle relatrici, Dina Nerozzi ( ‘va chiarito che cos'è "vincolo affettivo. Io ho affetto per il mio cane" ma che significa?" ). Bensì del diritto a dare spolvero alla logica dell’amore tra due individui per i quali  quel  ‘In  te e piu’ di te’  di cui Lacan parla  si declina verso un altro essere, sia del medesimo sesso o no.  Scegliere di amare, indipendentemente dal mio corpo, dalla mia dotazione di base ( la ‘competenza originaria’). Pretendere che uno Stato tuteli la mia unione. Di questo si tratta.  Ancora J. A, Miller dice che : Lacan aveva previsto, che Freud, con il suo desiderio di salvare il padre, la Chiesa avrebbe finito per notare che (Freud) porta l'acqua al suo mulino. Bene, ci siamo arrivati. E tutto questo non mi non sembra per niente coerente con l'orientamento lacaniano. Anzi è l’esatto contrario.
Almodovar, in ‘Tutto su mia madre’,  fa dire ad Huma Rojo : ‘La vera autenticità non sta nell’essere come si è, ma nel riuscire a somigliare il più possibile al sogno che si ha di se stessi’.
 

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