La legge non può nulla contro il godimento.

Considerazioni a margine di alcuni incontri con le amministrazioni cittadine, la politica e le forze dell'ordine.

La legge non può nulla contro il godimento. Se non esaltarne la magica attrazione. Mi sono trovato ad affrontare questo tema per due volte in questo ultimo periodo. Nella veste di 'formatore' ( termine detestabile ed alquanto fuori luogo, ma forse l'unico che poteva motivare la mia presenza in quella cattedra) per le forze di Polizia, e in quella di corsivista su alcuni quotidiani in merito alla legge Marzano contro l'uso della pubblicità dei gruppi che incitano a comportamenti anoressici. L'uso della legge per vietare un comportamento ritenuto dal senso comune 'dannoso' ma alquanto gratificante per il soggetto che ne gode appieno, non fa che rendere più appetibile il traguardo di un assotigliamento infinito per chi sta oscillando sulla pericolosa soglia dell'anoressia. Ugualmente non ha alcun senso l'utilizzo della legge tout court nei confronti di quelle donne inserite nel gioco violento vittima-carnefice, nelle quali ad un soggetto dichiaratamente perverso si affianca una donna che riveste la posizione sacrificale dell'oggetto calpestabile, in nome di un masochismo che affonda le radici in un tempo arcaico, nel quale si è impressa a fuoco in lei la modalità di scavare un buco nell'altro tramite il deterioramento, fisico o morale del proprio corpo. Prima del passaggio giudiziario, o a latere, è necessario un movimento clinico, di rettifica. Che possa condurre l'ammalato a rettificare e soggettivare in nome e a fronte di chi si sta lasciando morire dimagrendo, o accettando di essere un oggetto di scarto. E questa indicazione vale , come linea di azione, per tutte quelle campagne mediatiche che , rivolte al gioco d'azzardo o alle più svariate 'ludopatie', hanno come imperativo morale il vietare, barrare, limitare e circoscrivere. Non sono altro che modalità indirette di rinsaldare ed esaltare quei comportamenti 'patologici' dei quali queste pretendono di essere la cura. Le 'linee guida' e i protocolli di divieto, dei quali oggi tante amministrazioni si fanno belle, sono un modo di mantenere inalterate queste zone franche, barattando una linea poliziesco-giudiziaria con quella che dovrebbe essere una spinta a ragionare sul godimento diffuso. Fino a che si ragiona in termini di insiemi uniformi ( le donne, i giocatori d'azzardo, le anoressiche) non ci si sposterà di un millimetro da una line anche serve a mantenere tanti che di questa neo ondata proibizionista hanno fatto una professione. E nemmeno si aprirà quel terreno nel quale i singoli possano essere aiutati e supportati nel loro dimagrire, gettare denaro alle slot machines o drogarsi uno per uno.

Dr. Maurizio Montanari

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