Omicidio-suicidio, la salute mentale a volte non c’entra

Di seguito pubblichiamo l'articolo apparso il 16/07/2014 sul quotidiano Prima Pagina riguardante il commento del Dr. Maurizio Montanari ad un caso di omicidio-suicidio avvenuto in provincia di Modena, a Concordia.

La mente umana è un labirinto, spesso difficile e inestricabile. E all'indomani di drammi della portata di quello di
Concordia – con un omicidio- suicidio probabilmente premeditato e covato dentro per chissà quanto tempo dall’e l e t t r icista Carlo Ghidoni, che domenica mattina ha freddato il primario reggiano Amos Bartolino prima di togliersi a sua volta la vita – c'è poco da dire e tutto da capire. Ecco perchè, in queste circostanze, la psicologia può venire in aiuto: il dottor Maurizio Montanari, psicoanalista del centro Libera Parola di Modena, offre la sua analisi del caso concordiese e va anche oltre, ad analoghi casi di cronaca che hanno segnato l'opinione pubblica. «Con la nostra associazione – spiega Montanari riferendosi a Libera Parola, che ha anche un sito internet dal quale si possono leggere i contributi e le iniziative - ci siamo occupati nel 2014 degli scoppi di violenza omicida in città, nonchè dell'incremento dei suicidi strettamente legati alla crisi economica. Al Congresso europeo di psichiatria tenutosi a Monaco di Baviera abbiamo esposto i dati degli studi inerenti ai casi di scompenso psicotico che degenera in omicidio, anche in questo caso legato alla trasversale ed improvvisa perdita del posto di lavoro. Il caso di Concordia sembra invece essere diverso, inerente invece alla normale e banale questione dell'odio come elemento inscindibile dalla natura umana lontano da ogni forma di 'patologia mentale'». Per lo psicoanalista Montanari «ci sono degli elementi di similitudine con il caso don Panini (il parroco che accoltellò l'amico a Brodano di Vignola, ndr), che possono aiutarci in una breve e non esaustiva analisi. I due protagonisti, da quanto abbiamo letto sui giornali e sulle cronache, si conoscevano bene. E' forse da quell'intreccio di strade, da quella sovrapposizione di vite che qualcosa ha avuto l'innesco». Già, ma cosa? «Lo diranno le indagini. Quello che è bene evitare è non dare credito alla solita richiesta che, probabilmente come nel caso di don Giorgio, si leverà da diverse parti: quella di una sorta di certificazione di insanità mentale del reo chiesta alla psicologia e psichiatria. Dopo l'omicidio di Vignola l'incredulità e lo sgomento che hanno attraversato i paesi del circondario sono stati pari alla veemenza con la quale i gangli vitali del tessuto sociale sino a quel momento dormienti (i media, i cittadini, le associazioni, gli amici di sempre) si sono attivati alla ricerca di una qualsivoglia patologia mentale che potesse giustificare l’assassinio, tentando così di attribuirlo ad un momento di sospensione della capacità di intendere e di volere del reo. ‘S e m i - i nfermità mentale’,‘s t at o dissociativo temporaneo’, sono stati invocati quasi come entità trascendenti e rassicuranti. Non c’era mercatino, bar o stazione nella quale non si dissertasse sulle evidenti turbe mentali del parroco, da tutti frequentato nelle diverse occasioni rituali del paese, e sul quale chiunque pareva aver scorto, col senno di poi, i segnali inequivocabili della follia sfociata in omicidio. ‘Io lo avevo capito che non stava bene..’ , Ma la competente perizia portata a termine da fior di clinici ha dato alla città la risposta più indigesta: il sacerdote è stato ritenuto capace di intendere e di volere. Queste reazioni, presumibilmente presenti anche nel caso di Concordia, sono quelle di una società che non riesce a metabolizzare che ci si uccide per semplice odio, dettato da invidie, rivalse economiche o altro. Una comunità, che non può tollerare ciò che J. Little scrive nel 'Benevole', non vi altra ragione che il desiderio di uccidere. Quindi, siamo tutti vulnerabili ». Casi come questi, a conti fatti, si possono prevedere? «Opera improba – spiega ancora Montanari nella sua analisi -. Diciamo che la famiglia è ancora il primo centro di ascolto per scorgere indizi di pericolo imminente, più che il mondo degli 'esperti'. Se si tratta di una pericolosità sociale acclarata e segnalata, e non mi sembra questo il caso, esistono enti preposti a vigilare sulla possibilità di recidiva di chi commette azioni violente valutandone la pericolosità sociale, la sua capacità di reinserimento e la piena consapevolezza dell'accaduto. In tutti gli altri casi, è estremamente difficile prevedere azioni come queste. A meno che non si tratti di soggetti paranoici palesemente scompensati (i quali, a seguito di un evento traumatico cominciano a dare forma corporea ai propri fantasmi persecutori, cercando di colpirli fisicamente per tacitare il loro senso di oppressione), o di depressi gravi, i quali danno segnali di uno sconforto non più trattabile preannunciando la loro intenzione di dare addio alla vita. In tutti gli altri casi, tutto sembra nascere dal nulla. Come nel caso dell'omicidio Motta Visconti: lavoratore, uomo tranquillo, nulla lasciava presagire ciò che poi è successo» chiude Montanari citando anche un altro noto caso di cronaca.ù

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