Oggetti iperattivi. Bambini e adhd

Come si cura l’adhd? Più propriamente, esiste il disturbo da iperattività? Una nuova malattia, sfornata direttamente dal dsm che ne è al contempo creatore e curatore. In questa direzione ci siamo alleati con l'associazione ‘Giu le Mani dai bambini’ per sensibilizzare le famiglie sulla vera natura del Ritalin, e di questo fantomatico disturbo. Vediamo di cosa tratta. Il Ritalin è un farmaco. Nello specifico si tratta di Metilfedinato. ‘Il metilfenidato è la molecola base di diversi principi psicoattivi (psicofarmaci) per l'infanzia. E' una meta-anfetamina (derivato anfetamino-simile, ovvero un prodotto similare alle anfetamine illegali) che viene somministrata in quantità negli Stati Uniti - ma da alcuni anni anche in Europa ed in Italia - per "sedare" bambini ed adolescenti troppo attivi e disattenti, sofferenti della presunta "Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione" (Tratto dal sito ‘Giu le mani dai bambini’) Tale classe diagnostica entra nel Dsm solo a partire dagli anni 80, e la sua dicitura esatta (tratta dal DSM stesso) è questa:
(…) ADHD consiste in un disordine dello sviluppo neuro psichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato da iperattività, impulsività, incapacità a concentrarsi che si manifesta generalmente prima dei 7 anni d’età.  Secondo il DSM, l’ADHD può essere quindi definita come “una situazione/stato persistente di disattenzione e/o iperattività e impulsività più frequente e grave di quanto tipicamente si osservi in bambini di pari livello di sviluppo”. I bambini con ADHD: hanno difficoltà a completare qualsiasi attività che richieda concentrazione sembrano non ascoltare nulla di quanto gli viene detto sono eccessivamente vivaci, corrono o si arrampicano, saltano sulle sedie si distraggono molto facilmente parlano in continuazione, rispondendo in modo irruento prima di ascoltare tutta la domanda non riescono ad aspettare il proprio turno in coda o in un gruppo di lavoro possono manifestare serie difficoltà di apprendimento che rischiano di farli restare indietro rispetto ai compagni di classe, con danni emotivi.
La domanda che sorge ingenua è questa: i bambini sanno di avere questa malattia? Le famiglie sanno che i loro figli possono avere in seno tale patologia? Esistono, certo, genitori che tollerano l’uso del Ritalin, poichè  se il disturbo adhd è 'classificato' (scritto, depositato) esiste. C'è! Ha una realtà ontologica. E come tale va preso sul serio. Il mutamento dell’ordine simbolico ha dato a entità diverse, tra le quali il Dsm, il potere di influenzare e plasmare il legame sociale.

Freud ha insegnato al mondo che il bambino è un coacervo di pulsioni. Un ammasso favoloso e intrecciato, che nel tempo, con l’intersezione del linguaggio, attraversa l’Edipo, supera l’adolescenza, si bagna nella tempesta ormonale, e diviene adulto.  Vale a dire una pietra viva che reca l’indelebile sedimento di ciò che è in tal periodo è stato. Scorporare un atteggiamento visibilmente alterato, vivace, da una normale manifestazione di un essere in divenire, quale è il bambino, passa molto vicino ad un'altra azione, un pò meno meritoria, quale quella di “ sedare”. E voler sedare implica non tanto l’uso di una categoria diagnostica o terapeutica, quanto l’idea di  contenere, mutilare, controllare, gli agiti nel reale che sono la normale espressione dell’essere bambino. E’ un non volersene occupare, un tacitare, un “non mi importa di cosa stai gridando al mondo”. E mentre la parola disfa il sintomo e ne spiega l’antefatto, il farmaco tappa la bocca al sintomo stesso. Tutto ciò dovrebbe avvenire secondo un fine, diciamocelo, non tanto curativo, quanto di controllo sociale, partendo da adulti in nuce quali sono i bambini. Lo si fa, in altre parole, in nome della normalità. Arrogarsi un concetto di normalità (il buon comportamento, la compostezza, la tranquillità) è più dell’ordine etico che del movimento clinico. L’incapacità di prestare attenzione alle lezioni, nella maggioranza dei casi non è che il punto esterno di verità di ciò che in quel momento, in quella fase di vita, attraversa l’adolescente. Oltre ad un naturale disinteresse per la materia, che non è una malattia più di quanto lo sia la passione per la matematica. Da ultimo poi, certamente, esiste un problema di instabilità di tipo motorio- sensoriale, unita a turbe dell’umore e agiti più o meno violenti. Ma siamo allora nel campo del disequilibrio, che richiama una struttura.
E chi si occupa di psicanalisi sa in che posto si trovi.  
Siamo in presenza di un pericolo strisciante, perché fornirà il destro a tanti genitori nel sentirsi legittimati a delegare all’autorità il “ medicare” un figlio ribelle. E i conflitti, le cotte, gli strepitii, il naturale disordine dell’adolescente potranno a , discrezione dell’insegnante (o del consiglio di classe?), finire nel calderone del “disturbo”. E l’idea di tanti bambini quieti, sedati, si insinua e fornisce chi non ha gli strumenti per fronteggiare le altrui pulsioni, la possibilità di placare l’angoscia della propria castrazione E’ l’imprevedibilità dell’altro mette sempre alla prova il nostro saper rispondere. Sorpresa, angoscia, risposta.
Questi sono i movimenti che si attuano quando abbiamo a che fare con un comportamento non previsto.  E si improvvisa frugando o nel bagaglio che ci siamo costruiti nel tempo dell’infanzia. E il sapersi mostrare mancanti, impreparati , in altre parole “ bucati”, è il motore intimo di una società sana, che lascia spazio al frattale dell’adolescenza, che per sua natura divelle e supera le mancanze genitoriali. Mettere un burqa chimico a soggetti in divenire, non far che fa calare un manto di tranquillità sulle nostre mancanze.
Maurizio Montanari

Per informazioni sulla campagna:
http://www.giulemanidaibambini.org/
http://www.giulemanidaibambini.org/pro-contro/link-utili/libera-parola

 

 


 

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