Ti aspetto fuori

La sofferenza mentale dei migranti è complessa da trattare, specialmente quando l’Istituzione psichiatrica che se ne occupa, con la quale il nostro centro di psicoanalisi applicata collabora, tiene la posizione di padrona del territorio, imbevuta di una fede assoluta nel DSM. L'istituzione - padrone accoglie tutti cittadini, anche quelli stranieri, come un buon padre di famiglia. Dispensa regole e si prodiga per la loro salute mentale, secondo la logica descritta da Lacan : ‘'Nel legame sociale non c'è posto per le opinioni se non sono verificate da tutto ciò che assicura l'equilibrio della città'. Nelle riunioni cliniche congiunte dentro all'istituzione, i giovani psichiatri confessano il loro disagio quando, obbedendo alle indicazioni del dsm, sono costretti a catalogare come disturbi di personalità gravi o deliri molte espressioni di sofferenza quali le intrusioni di entità maligne ( la possessione zar degli Etiopi ), le stregonerie delle quali si sentono vittime, le crisi d’angoscia causate dalla migrazione, la diffusa sensazione di ritrazione degli organi maschili (koro). I medici si scoprono incapaci di tradurre sintomi incomprensibili, a disagio nel distribuire tante etichette di psicosi. Una difficoltà che cela qualcosa di profondamente legato al discorso della psicoanalisi che reclama il soggetto. Il buon padre di famiglia si veste da padrone e non riesce nell'ascolto dei figli che vengono dall’altra parte del mediterraneo, perchè non trova nel proprio bagaglio i codici adatti a decifrarne il rapporto con il loro l'Altro. Un Altro animista e religioso, verso il quale prendono forma sintomi oscuri al dsm, messaggi di un disagio che non è mai completamente del singolo, quanto della piccola comunità migrante. In Emilia, dove ci fu uno dei partiti comunisti più grandi d’Europa, l’istituzione forma medici rispondendo al suo Altro, che è quello del socialismo semi realizzato nel quale a tutti è data la possibilità di ottenere una buona salute mentale senza rivolgersi a un Dio. Dentro all'istituzione dunque non c’era alcuno spazio, se non quello del maggiordomo. Allora, di comune accordo con le autorità locali, siamo andati fuori. Abbiamo organizzato degli incontri dedicati esclusivamente agli psichiatri, in zone libere, autorizzati a fornire loro quei crediti formativi che il padrone voleva. In questa zona neutra essi hanno potuto liberamente sconfessare il dsm, interrogando la psicoanalisi sulla questione del sintomo come messaggio, analizzando i casi uno per uno. La psicoanalisi ha fornito loro quegli strumenti per riconoscere a quegli uomini e donne il diritto a non essere classificati come pazzi, ad esprimere malesseri in una lingua non codificata, rivolti ad un Altro rimasto nelle terre natie. La psicoanalisi dunque può funzionare anche in una biblioteca cittadina, o in un teatro, se pone al centro dell'attenzione la clinica e si mostra alleata dei medici, uno per uno. L’instrumentum analitico ha funzionato perché ha lasciato la contrapposizione immaginaria nella quale l'istituzione tiene in scacco, attirando i medici fuori le mura in luoghi di non sapere, a discutere del soggetto. Oggi questi incontri fuori istituzione, grazie alla richiesta fatta da quei medici, sono stati inseriti nel programma formativo dell'Università.

Maurizio Montanari

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Clinico Contemporaneo

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