Mutamento dell'ordine simbolico

In Italia, e nel mondo, la progressiva eclissi dell’Altro ha lasciato uno spazio vuoto. Uno spazio ancora 'erotizzato' dalla repentina vaporizzazione di questa entità. La vacatio delle categorie tradizionali legate all'Altro, porta da un lato la perversione ad occupare quella ribalta che non le è congeniale  ( come ho scritto in ‘perverso contemporaneo’) dall'altro il tentativo pervicace di altre entità che  cercano di ergersi a organizzazioni  capaci di regolare il legame sociale. In questi giorni pre olimpici le maggiori testate dei quotidiani sanciscono la finanziarizazzione dell'ordine mondiale, laddove ‘spread’ e ‘bund’ hanno preso il posto della cara vecchia politica. Da 'El Pais', al 'Corsera', passando per  Bild-Zeitung  le prime pagine sono stabilmente occupate da termini un tempo compresi da pochi, oggi linguaggio universale. Questo non signifca che  il mondo si sia  velocemente acculturato e il linguaggio ecnico-finanziario sia è divenuto patrimonio comune. Piuttosto  siamo ad una imposizione di una neo lingua  tecnica, un tempo appannaggio dei pochi scriba depositari dei cordoni della finanza, oggi divenuta la lingua più forte e viva, impostasi per veloce decadimento degli altri idiomi. Non è forse la scomparsa della politica che ha portato un banchiere ad occupare quel posto di buon padre di famiglia  che lui non vuole occupare, preferendo quella del buon amministratore che risana i conti, e pazienza se per farlo qualche categoria sociale viene sacrificata? Già inflazione sembra un termine arcaico, e si che le passate generazioni avevano imparato a  padroneggiarlo e quasi a comprenderlo, a  prezzo di tanti rincari subiti sulla pelle. Quando l’umarel  diceva 'è l'inflazione  a causare tutto questo', parlava con una cognizione  di causa piuttosto radicata. Oggi no. Affermare  che la nostra economia sta crollando a causa dello spread, signifca omaggiare  una nuova divinità assurta al pantheon senza preliminari. Una neo categoria impostasi dall’alto, il cui regno prescinde da una sua comprensione  condivisa. I bollettini di tutta europa  stanno ormai più attenti all'andamento dello spread che non ai movimenti dell'economia reale, ai moti Siriani, alla produzione di cotone made in USA. Quel differenziale è oggi  il Significante padrone, comunemente accettato. Una lingua ripetuta a pappagallo, come facevano i nonni con la messa in latino. Non ci si capiva nulla, ma vuoi mettere quanto suonava bene un ‘ libera nos..’? Gli italiani  Italiani che sanno esattamente cosa sia lo spread, e come il suo fluttuare si  riverberi sull'economia reale, saranno un migliaio. Teconocrati, banchieri.Ecco qua, che ritorna. Quel monod sotterraneo, di chi fa i conti e ‘provvede’, che da sempre ha accettao una vita a letere, sottotraccia. E che oggi, si trova protagonista essendo morti tutti gli altri attori del palco.  Non era forse questa l'idea del Grande Fratello? Una neo lingua, sempre più asettica, sempre più onnicomprensiva, dotata di vocaboli totipotenti capaci di assorbire decine e decine di parole, lasciando volutamente seccare  le sfumature delle lingue originali.

Steve, perché lo hai fatto?
La mela omologata

In Italia sono molte le istanze che vanno occupando quel posto desolatamente vuoto, per un popolo italico in attesa di ordini. In pole position troviamo, peculiarità nostra, la Chiesa Cattolica. A seguire, accodandoci in questo a un trend ormai dilagato sin qua dal mondo anglosassone , si è fatta sempre maggiore l'influenza di Big Pharma. Questo ha determinato le creazione di  nuove malattie, la  promozione di nuovi canoni estetici, l'autorizzazione di alcune forme di sessualità e il divieto di altre. Questi aspetti sono stati qua trattati:
http://www.liberaparola.eu/clinico-contemporaneo/107-la-neolingua-di-big-pharma
http://www.liberaparola.eu/clinico-contemporaneo/73-hombres-y-semblantes-la-sessualita-consentita
Un ulteriore effetto dei movimenti sopra descritti, è una sorta di disinibizione collettiva propria della società liquida. Un passaggio che ha tramutato il cittadino fruitore in homo mediaticus partecipante. Figli di genitori  a volte irreprensibili e di costumi morigerati,  aprono il loro privato al mondo, in una sorta di diretta permanete sugli angoli che dovrebbero restare riservati. La partecipazione ai ‘talk show’ è superata solo dal concetto di ‘reality show’. Persone cupe e col colpo in canna, diffidenti e paranoiche, schive e disinteressate, pagano abbonamenti televisivi per guardare finte rappresentazioni di convivialità e trarne un divertimento. Si chiudono in camera per fuggire ai litigi familiari, e accendere la tv per godere di liti altrui con i pop corn in mano. C’è oggi una bulimia del conflitto altrui, sbattuto sul palco come spettacolo in quanto tale, privo della drammaticità e della tragicità che un conflitto familiare racchiude, ma edulcorato, gridato, e reso il più vendibile possibile. Famiglie di palta, composte da uomini e donne con corpi costruiti, asettici, sanissimi e griffati, vomitano in scena il loro mal costume, la loro inadeguatezza.I provini di questi spettacoli dal vivo, nel corso dei quali non viene richiesta nessuna arte se non la esibizione della maleducazione, sono essi stessi uno show. Si allestiscono tendoni per le selezioni non per un film a Cinecittà con i caratteristi dell’urbe a impersonare i gladiatori di Quo Vadis. Ma un palco allestito da un Altro che ti chiede come conditio sine qua non di lasciare sulla soglia ogni pudicizia, ogni barlume di buona creanza. Di spogliarti di quel che resta di un educazione familiare. Un tempo l’ignoranza irretiva e recava un fardello di vergogna. Nella famiglia dell’operaio di Mirafiori, o del simpatizzante del PCI della mie terre, o nel contadino emiliano, questa veniva malcelata con un ‘scusi se mi esprimo male, ma mi sono dovuto fermare alla quinta elementare’. Ho fatto a tempo a sentire questa frase più e più volte. Ora vale esattamente l’opposto: partecipo allo spettacolo mediatico ( sono dunque attore - spettatore) in una dimensione né vera né falsa, ma trasmissibile. Mi vanto di quel che per due generazioni era vergogna. E’ così’, l’Altro mi da un posto. E’ la morigeratezza dei costumi, il Super Io freudiano che va in naftalina. E’ il tempo dell’ignoranza becera esibita come punto d’arrivo.  Corpi sodi e firmati, ma con le viscere in piazza.
Questa è un evidenza che non si estrapola solo alla clinica, dai racconti degli analizzanti. Ma anche mentre si fanno acquisti informatici. Sono stato un appassionato della mela sin da quando c’erano acora processori motorola, quando Jobs ancora non aveva indossato gli abiti del grande normalizzatore, ma usava la sua straordinaria inventiva per infrangere il monopolio delle finestre.  Serdata è un negozio storico di Apple, nel quale acquistai i primi mac, quando ancora non erano divenuti oggetto di massa. La mia passione per quel mondo ebbe inizio quando mi resi conto che era possibile, per un dilettante, creare un filmato e archiviarlo su cd, e poi su dvd. Il paradiso per un ossessivo:  filmare, montare, vedere sputare il mac un disco con un film , pezzo di vita, che potevo tesaurizzare, e rivedere all’infinito. Fare a meno del fotografo, chiamarmi definitivamante fuori dalla dipendenza dall’esperto.La suite si chiama I Life, e conteneva un programma chiamato Idvd. Era il ‘fabbro’ che, a creazione avvenuta, fissava il tuo film per sempre. O almeno per il tempo di durata del dvd.L’ultimo sistema Apple, chiamato Lions, segna in modo chiaro il mutamento dell’ordine simbolico, tanto da sospettare che il compianto Steve sia in realtà uno degli artefici di questo mutamento. Nell’ultima versione del ‘pacchetto’ manca il pezzo finale Quell'iDvd che fissava su un oggetto conservabile nel tempo filmati che sarebbero rimasti per sempre privati, salvo le proiezioni per amici. Quel programma è stato tolto, mi dice la competente commessa, per 'condividere'. Incoraggiando una ormai dilagante moda alla condivisione del privato, una esposizione di ciò che era ritenuto alla stregua delle pudende.Le tue foto, i tuoi filmati, nella concezione degli strateghi di Cupertino, nascono per restare virtuali e trasmissibili: internet tv, apple tv, you tube. Memorie provvisorie. Tutto aleatorio e fruibile, non più inchiodato ad una sorte magnetica. Anch’essa soggetta a decadimento, certo, ma un decadimento privato, casalingo.  Idvd era il programma che nasceva  per permettere a chiunque di montare ricordi amatoriali da conservare. Mancando il quale, vieni ricacciato in quel legame condiviso dal quale tu vorresti, almeno ogni tanto, chiamarti fuori. Nel mondo dei forzati della connessione perpetua.Nessuna privacy sembra contemplata, nel futuro che Jobs aveva pensato per noi. Il consumatore come parte di un rete costante, interlacciata, che tramuta  i cordoni che  ne costituiscono l'ossatura in sbarre di una prigione. Costretto a condividere anche l'intimo. Impossibilitati tecnicamente  a estrarre da quel flusso continuo di informazioni scambiate il proprio pezzetto privato di storia. ‘Ma, se io non volessi condividere un bel nulla?’‘Semplice, si fermi al programma precedente. Non passi al nuovo’La commessa che sa il fatto suo, mi consiglia di restare antimoderno, obsoleto in termini informatici.Mi arrogo il diritto di credere che il mio orto, la caduta al 34 kilometro della maratona, la nonna, i gatti e altro bestiario, possano restare miei.Ctaologati e conservati, con data di masterizazzione.Nel tempo, se lo vorrò, se chi ci sarà dopo di me, potrà scegliere di aprire il dvd ‘ Patate nell’orto’ sapendo che è un passato non condiviso.Mi sento ricco, ricordo la frase di Sartre ‘Il passato è un lusso da propietari’. O ancora, Camus ‘ Solo i ricchi possono riprendersi il tempo perduto’. Va così, in questi tempi di ‘amici’ e viscere esposte in pubblico. Un po’ di morigeratezza e di pudore, ti fa sentire ricco e vecchio.
 
Dr. Maurizio Montanari 

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