Morire di Spread

La melanconia è uno stato dell'animo che predispone ai passaggi all'atto di tipo suicidario. Il depresso sotto soglia, colui che vive la vita sempre con  un sospiro di insoddisfazione, è naturalmente più esposto ai rischi di crisi. La melanconia può giungere a livelli così profondi da indurre il soggetto che ne è avvolto a chiamarsi fuori scena, spesso in modo subitaneo, lasciando sorpresi amici e parenti. Anche quando la situazione non pareva irrisolvibile. Ci si chiama fuori quando l'azienda tracolla, quando il proprio  posto di lavoro sfuma. Ma anche quando uno scossone fa barcollare le sicurezze.
Il melanconico patisce un antico fuori scena.
Si tratta di una condizione di esclusione  ab inizio, un fuori squadra come dato costitutivo. Nella triangolazione  edipica, il melanconico non è stato introdotto, non ha trovato forti mani   che ne hanno circoscritto  e protetto il posto. Egli  occupa così  una posizione permanente di oggetto suscettibile di caduta non tanto perchè più vulnerabile a certi eventi della vita, ma come condizione originaria. Una  provvisorietà radicale, delle fondamenta poco profonde.
Questa è la condizione che tanti melanconici cercano  di neutralizzare nel corso della vita. Si tratta dunque di una ricerca di posto, di un confezionamento  di un abito artigianale che implica maggior fatica, perchè fronteggia una sorta di precarità radicale, innata. L'obiettivo di questa stabilizzazzione dell'essere, è quello di scongiurare la ricaduta nella originaria posizione di cosa, di oggetto eliminabile.
La crisi ammazza.
La fanno finita per primi i più deboli, e questa non è certo una novità. Per primi si lasciano cadere quelli che  sono già predisposti strutturalmente. Nel momento in cui il legame si sfilaccia (e per il melanconico grave basta dunque un accenno di cedimento, non dotato strutturalmente come, che so, un ossessivo),  egli è irrimediabilmente risucchiato verso una posizione primigenia. In molti casi l’uscita di scena è subitanea e richiama il passaggio all’atto (il lasciarsi cadere, niedderkommen) di cui parla Jacques Lacan.  La falcidie colpisce dunque più chi vive la questione del divenire oggetto più sulla pelle della propria storia, sulla carrozzeria della propria struttura.  ‘Il lasciarsi cadere è essenziale a qualsiasi  improvvisa messa in rapporto del soggetto con ciò che esso è in quanto oggetto a’ (J. Lacan, Seminario X). Per lui dunque la situazione economica attuale, dove tutti siamo oggetti, è più pericolosa e letale, in quanto mette in luce e spoglia una condizione più fragile, elevandola a sistema. Individui che si trovano a battagliare per scongiurare  l’essere ridotti a oggetto,  in un contemporaneo che lavora per ridurre tutti a quello stato. Pezzi di ricambio.
E dire che negli anni ottanta, qualcuno ne andava anche fiero! Il capitalismo  che viene direttamente dagli anni ottanta, ha contribuito non poco a degradare l’individuo a cosa, a oggetto.
Era un vanto, e per alcuni lo è tutt’ora, essere alfieri di un libero mercato senza regole nel quale ‘ti devi scordare il posto fisso, ciascuno deve essere pronto a cambiare svariati lavori o mansioni nel corso della sua vita’.
Bell’affare. Oggetti, appunto.
Che bastione difendono costoro! ‘Senza regole, liberissimo mercato, che sennò sei ‘comunista!.Oggetti semi pensanti senza l’assistenza sanitaria, che è una roba da parassiti. Abbiamo assistito alla negazione della soggettività come traguardo ultimo. Un annientamento della specificità visto come traguardo radioso, un trionfo dell’Eurasia e del Socing predetta da Orwell percorrendo però  la pista del capitalismo.
Cellule totipotenti, neutre, buone per raccattare  frutta, intessere paglia o portare le pizze. Il soggetto viene di colpo privato del suo desiderio (cosa altro è un percorso di studi in filosofia, in architettura o anni di pratica presso un falegname se non la costruzione di un rivolo del proprio desiderio?) per diventare oggetto buono per ogni mansione. Oggetto cosa, oggetto trasportabile e sostituibile.

Bruce Springsteen
‘Jack of all trades’  di Bruce Springsteen,
Taglierò il tuo prato, pulirò la tua grondaia dalle foglie
Riparerò il tuo tetto per tenere fuori la pioggia
Prenderò il lavoro che Dio mi dà
Sono un tuttofare, tesoro, staremo bene

Fisserò i chiodi con il martello e poggerò la pietra
Raccoglierò i tuoi raccolti quando saranno cresciuti e maturi
Smonterò quella macchina e la sistemerò finché non funzionerà bene
Sono un tuttofare, staremo bene

Il banchiere diventa sempre più grasso, il lavoratore diventa sempre più magro
E’ tutto già accaduto in passato e accadrà di nuovo
Accadrà di nuovo, ci scommetteranno la tua vita
Sono un tuttofare e, cara, staremo bene

Ora, a volte, il domani arriva impregnato di tesoro e sangu
Qui abbiamo sopportato la siccità, ora sopporteremo il diluvio
Sta arrivando un nuovo mondo, ne riesco a vedere la luce
Sono un tuttofare, staremo bene

Così usi ciò che hai e impari ad arrangiarti
Prendi ciò che è vecchio e lo rendi nuovo
Se avessi con me una pistola, troverei i bastardi e gli sparerei a vista
Sono un tuttofare, staremo bene
Sono un tuttofare, staremo bene
 
Dr. Maurizio Montanari 

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