La bellezza autentica delle donne. Corpi costruiti e parole non dette degli uomini

Il corpo delle donne, le parole degli uomini.
 'Mia madre così conciata fa schifo!'
'La mia fidanzata si è fatta delle labbra orribili'.
Parole confessate in seduta, pudiche e vergognose di chi anela ad una donna senza gomma.
Queste donne tutte uguali, con seni abnormi impianti in corpi vecchi, con labbra mummificate, provocano riso e disgusto.
L'uomo, il ragazzo, che non lo può confessare pubblicamente perchè andrebbe contro il moto di omologazione corrente, ne ha ribrezzo.
'La mia ragazza sembra un canotto. La professoressa rifatta è grottesca’. Con queste frasi gli uomini sottovoce , quasi con senso di colpa e di 'inaudito e inconfessabile', mostrano in seduta la resistenza del soggetto all'omologazione, e sentono una pesante vergogna della loro morigeratezza di costumi. Come si può, in tempi di uomo debole, andare contro il canone comune di bellezza?
Sono canoni autocefali, autoreferenti.
Un meccanismo bizzarro si è innescato nel tempo, forse dagli anni ottanta, cominciando la produzione in serie di 'donne al silicone'.
Non dice una bugia il chirurgo estetico, sul quotidiano, quando afferma ' vengono nel mio studio con la foto di una soubrette di 20 anni, e vogliono seno e viso come il suo. E io che devo fare? Le accontento'. Le accontenta, ponendosi come soggetto perverso ( chino alla volontàdell'Altro che ha stabilito il canone)., Ma in seduta, o forse davanti ad una birra con un collega, confessa il proprio orrore per certi mostri che escono da suo studio. Il canone, il Singificante primario che oggi vige, non è , per ora, discutibile
Lo vogliono i media, lo vogliono le mamme per le figlie. Lo vuole ‘l’azienda’.
Cercare di scalare la vetta di un industria, di una banca , senza il ritocco è 'impensabile, dottore'. L'altro vuole la donna gommata.
Ma, e qua sta la crepa nell'edificio, siamo su un piano puramente immaginario.
L'Altro vuole ed impone la bellezza gommosa,
Ma l'altro, piccolo, l'uomo della città, lo schifa.
Se lo cerca, e qua si va in altra direzione inerente la sessualità, lo cerca in un transessuale, non nella propria moglie.
Lo cerca in qualcuno che lui reputa essere ' costruito' a priori, gommato dalla nascita, ignorando completamente la drammatica e spesso dolorosa realtà interiore del transessuale.
Ecco che in questo cortocircuito, la bellezza autentica, si perde.
La donna non rifatta, libera dall'Altro, carina e senza trucco, attrae.
Ma non entra nel legame sociale. Non buca.
Anni fa il un famoso festival canoro venne 'condotto' da una donna molto bella.
Non ne ricordo il nome, ma ricordo che era priva di seno.
La prima cosa che disse in una pubblica intervista fu ' appena finito, mi faccio l'operazione'. Come se il suo corpo, bello ed aggraziato, mancasse di qualcosa. Non reclamato dalla donna, ma dal canone di bellezza del quale ella doveva bardarsi per fare carriera.
L'effetto paradosso è quello delle 'spalline'. Nel fulgore degli anni ottanta non era possibile entrare in un negozio e non vedersi proporre un abito o un tailleur con le spalline rigonfie. A vederle oggi, negli armadi, ci si chiede 'ma come abbiamo potuto?'
Parlare oggi di 'bellezza autentica' è come discutere di ciclismo senza doping, o di pop corn senza mais geneticamente modificato. E' un atto eversivo, rivoluzionario, contro corrente. L'uno per uno, la soggettività distillata è, alla fine della fiera ( termine azzeccato, perchè fiera del bene di consumo che comprende oggetti quali bellezza, giovinezza e longevità) la via più intima e saggia. Ma è discorrere di un fuori tempo.
La morigeratezza dei costumi è anti moderna, anacronistica, ma c'è. C'è nella sua evidenza a volte sintomatica, irriducibile. Ma omologarsi è più semplice, fa vivere a tutti gli effetti in maniera più lineare, e consente di non accedere mai alla nostra cifra soggettiva.
 
Dr. Maurizio Montanari 

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Clinico Contemporaneo

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