Il corpo svelato

Il corpo svelato è ancora "il" soggetto dell'arte contemporanea.
Da sempre il nudo invade il nostro immaginario: la moda, come la pubblicità, il cinema, la letteratura e anche il design, sfruttano le possibilità di comunicazione del corpo come linguaggio autoreferenziale.  Da questa identificazione, il corpo inizia ad essere indagato dando l’avvio ad una mutazione che lo graffia e lo lacera, nel tentativo di ridurlo  a domanda. Attraverso l’esperienza artistica si è tentato dirispondere a questa domanda. Il loro lavoro oltre a mostrare l’evoluzione del corpo mutato, offre nuove possibilità di creazione e di ideazione in cui le tecnologie sono veicolo e  strumento. L’artista dispone di una gamma allargata di possibilità, e può così ampliare il suo campo di riflessione, usufruendo di numerose modalità di comunicazione della propria opera.
Il risultato è una comunicazione più complessa, o più completa, e dunque una diversa fruizione, nuovi e diversificati stimoli, un nuovo punto di vista, una visione altra offerta al pubblico.
 L’opera d’arte è dunque anch’essa sottoposta a mutazione, si trasforma in un fenomeno ibrido costruito da una compenetrazione di linguaggi disomogenei.
Ogni forma d’arte è il tentativo di rispondere ad un'unica domanda: l’arte come forma di duplicazione del reale è realmente il proprio doppio? L’arte è la concretezza, è il reale, è lì davanti ai nostri occhi. Non c'è più niente da dire c'è solo da godere dell'abbaglio di questa figura. Non è un richiamo alla non interpretabilità dell'opera quello che Catalani ci propone ma, al contrario, proprio una via d'accesso alla sua comprensione. Lo slancio artistico non consiste nel convertire l’immaginario nella dimensione del mondo, ma di convertire il mondo nella dimensione dell’immaginario. Come  ricorda Nietzsche: non deve essere l’arte ad imitare la vita ma la vita l’arte e se non ci riesce tanto peggio per la vita.
Entrare nell’immaginario è operare una conversione nel mondo, nella dimensione di un altrove che esclude ogni possibilità di essere qui.
Sartre: la realtà non è mai bella, la bellezza è un valore che si può riferire solo all’immaginario e che implica l’annichilazione del mondo nella sua struttura essenziale. Non è quindi il corpo a diventare quadro, piuttosto il quadro è un corpo, il corpo che nasce dall'atto della pittura, dal segno della creazione. La pittura è generazione più che non sia costruzione, o forse meglio è generazione in quanto sa essere costruzione, in quanto cioè sa attraversare i territori insidiosi della forma senza farsene catturare. Il corpo della pittura è il risultato dell'avventura in questi territori estremi, ai luoghi di confine tra ciò che è dipinto (la forma) e ciò che eccede ogni pittura (la vita). L'arte è frequentazione del confine del nulla, del perimetro del vuoto: "la pittura comincia là dove  l’artista non dipinge" Questo confine, però, non si risolve in un appello alla smaterializzazione, in uno sconfinamento nello spirituale, nel rinserrarsi tutto e solo nella dimensione mentale della creazione. Ai confini del vuoto la pittura si manifesta, anzitutto (e in fondo sostanzialmente), come corpo.
La pittura, dunque, come corpo. Perché, anzitutto, la pittura nasce dal corpo, è gesto, atto fisico. La forma dipinta è diretta espressione di una azione, risultato visibile di una sorta di  percorso del pittore attorno e dentro la superficie. La quale, dunque, prima ancora di essere vista viene toccata. Letto in quest'ottica, il procedimento creativo è il risultato di un investimento fisico ma, il gesto non si risolve in un fatto espressivo meramente istintuale quanto in un fattore costruttivo, compositivo. Il corpo è, dunque, "pensante": è un corpo-mente. Ma il corpo non appartiene alla pittura solo in quanto è il gesto a dirigerne la forma: è essa stessa a darsi in quanto corpo, in quanto, cioè, pura presenza in sé risolta, forma vivente. E' un corpo, quello della pittura , estremo, un corpo instabile che prende forma ai confini della sua dissoluzione, è vuoto che si fa pieno, concretezza che nasce dalla energia della creazione. La sua corporeità è affacciata oltre i limiti di sé,  supera la soggettività individuale, nega il limite (che del corpo è, quasi ontologicamente, sostanza) e si apre al  mondo. Lo spazio del quadro è estensione del segno, è tensione.  Come se in questa nuova forma tutte le direzioni si annullassero, non esiste più né alto né basso, né destra né sinistra, né avanti né dietro. Corpo instabile, corpo-spazio che forza i limiti della gravità e della individualità, corpo come pura presenza. E' un corpo in transito, sospeso tra il mondo delle immagini, delle figure, e quello della loro cancellazione. Un corpo, immerso nel divenire.
Il corpo, come ci ricordava Foucault, è oggi il luogo dove il potere si esprime e dove esercita la maggiore repressione, quella più insidiosa, trasversale, nella normalità della vita e in ogni luogo del pianeta. L’esercizio di questo potere assume dei toni molto violenti,  come  nella patologia alimentare: il corpo reale e il corpo ideale divengono il teatro di questo scontro. Ma non abbiamo a che fare con il corpo in senso stretto, né con il cibo. Il rapporto, è piuttosto, tra il corpo pensato e il cibo pensato. La dimensione ideale è ciò che giustifica l’esperienza  reale. Il procedimento è di tipo platonico in una sorta di scarnificazione della realtà, del corpo per tentarne un recupero nel piano ideale. Ma, per operare la trasformazione del reale in ideale, questi ragazzi eliminano quei tratti che fanno della vita la vita, sacrificando in nome di una più elevata rappresentazione, quelle impurità sensibili che costituiscono la ricchezza dell’esistenza.Il loro congedarsi dalla vita, il ritirarsi in una stanza può contenere un potenziale critico e rappresentare l’ingresso in una dimensione utopica, in cui il mondo potrebbe essere diverso da come  è. La distillazione di essenze, (come diventa il loro corpo) di forme apparentemente astratte da un mondo che si vuole fuggire, può essere visto come il tentativo di andare al di là di una condizione divenuta intollerabile. La segregazione è volontà di potenza, un volere-al-di-là-di-sé, che fagocita continuamente vita, andandole bramosamente incontro, per poi allontanarsene. L’affollata moltitudine di riti a cui questi pazienti si sottopongono, è il risultato del loro avvicinarsi alle cose, agli affetti, al mondo, per poi prenderne congedo. Tuttavia il congedo ottenuto, non ha l’ effetto sperato: la sintesi superiore non ha ricostruito l’intero sperato, ma al contrario, ha rimandato potenziandola una mancanza di sé e del mondo. Una nostalgia della vita che nel suo allontanamento non ha lasciato  spazio per operare un distanziamento: avere un mondo è qualcosa di più del semplice essere al mondo. Tutte le cose sono al mondo, ma il corpo è al mondo come colui che ha un mondo, come colui per il quale il mondo non è solo il luogo che lo ospita, ma anche e soprattutto il termine in cui si proietta. Al limite possiamo dire di essere al mondo solo perché siamo impegnati in un mondo.L’esule, ha smarrito  la dimensione abitativa del mondo, della patria come destinazione e come progetto; l’io diviene  il luogo di una lotta incessante, verso un esodo dall’identità senza ritorno.   Sono “Corpi in cerca d’autore”.A chi corrisponde un corpo, quale è l’immagine interna che se ne ha, la percezione esterna, chi incontriamo, chi escludiamo attraverso di lui? Certo è che il corpo può divenire un nemico, di contro, un alleato potente per difendersi dal mondo, un rifugio o un carcere. Comunque si mettano le cose, rimane un concetto problematico, nel senso di rimandare ad un rapporto altro da quello che semplicemente si mostra nella sua definizione. Il corpo non è semplicemente un corpo, come ricorda Galimberti: il mondo è tutto riflesso nel sguardo del mio corpo e lo sguardo del mio corpo è tutto fuori di sé, ospitato dal mondo.  In tal senso, è ancora l’arte a lanciarci una sfida, è ancora l’arte ad indicarci una nuova visione del suo rapporto con il mondo, il limite , il confine insuperabile tra il visibile e l’invisibile che la pittura i , con  i suoi corpi sospesi e tracciati, mirabilmente delinea.
Paola Bianchini, Associazione mi fido di te. Centro Disturbi del Comportamento Alimentare Palazzo Francisci, Ausl 2 Umbria

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Clinico Contemporaneo

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