Psicoanalisi e resistenza all’omologazione: nell'arte, nella clinica

Nel tempo presente assistiamo alla omologazione del pensiero, espressa  nel concetto di “salute mentale”. Una categoria folle e assoluta, che pretende di comprendere ogni minima variazione che si discosta dal questa classificazione. L'analisi è resistenza in quanto va contro l'omologazione e valorizza ildesiderio del singolo, in qualsiasi parte esso si trovi.
L'accostamento psicoanalisi e resistenza può apparire quantomeno strano.
Chi si occupa di psicoanalisi è sempre stato visto come piuttosto distaccato dal legame sociale, intento a costruire torri d'avorio nel cui interno racchiudere la propria adesione a talune forme di pensiero, vissute come religione. Lo psicoanalista non è mai stato equiparato ad un resistente, nel senso più nobile della parola, semmai un contabile del disagio che, utilizzando gli strumenti clinici e teorici, mette sul lettino delle persone per estrapolarne la cifra. Chi orienta la propria pratica alla prospettiva psicoanalitica, da allo stauto della parola il valore di unico parametro soggettivo. Quel che il soggetto dice, è. Il resto è un elemento accessorio. Per questo tanta importanza hanno i deliri nella paranoia.
L’obiettivo primario di un ascolto analitico è quello di fare piazza pulita delle convenzioni, dei costumi, di quel che è per la società normato. Non è dunque guarire.
La verità del soggetto esce con fatica, in seduta, questo perché è spesso necessaria una opera di spoliazione e smaltimento delle vesti stratificate con le quali l’individuo giunge.
L’Io del singolo non è, per Lacan, che un accozzaglia progressiva di identificazioni, le quali avvinghiano il soggetto e lo portano a declinare la sua esistenza secondo quelle che sono le consuetudini.
CLINICA
Il soggetto arriva in seduta nel momento in cui questo soprabito incontra un limite, e la sofferenza indica l’inizio della resistenza.
Quando il meccanismo si inceppa, quando questa sovrastruttura si incaglia in un qualche inciampo, si crea una fenditura che mostra dove il soggetto è nascosto.
Il soggetto della psicoanalisi è qualcosa di sotterraneo, è un elemento che si trova in una catena di significanti. Il significante qualcosa che rappresenta il soggetto per un altro significante senza mai esaurirlo. Lo scorrere della catena di questi significanti mi dice del soggetto. Ma nessuno lo esaurisce.
Il sacerdote con la infinta parata dei suoi elementi significanti frattempo scorrono seduta trova la forza di dire ‘ io amo una donna. Quella donna’.
Quella e nessun altra.
Questa è la verità del soggetto, che si è fatta strada magari dopo un lungo percorso di tormenti, angosce, sintomi, crisi di panico. Lui è un sacerdote, e vive nello scaricare degli elementi che lo individuano, nella società. Abito talare, eucaristia, seminario. Poi incontra, magari seguito da un lapsus, un non detto, la verità che mina alla base la costruzione.
E a quel punto, solo a quel punto, lui deve scegliere. Dare vita al proprio desiderio, oppure castrarsi e reimmettersi nella normale catena di cose che lo sostengono. Cioè omologarsi resistendo al proprio desiderio.
Anche nel primo caso, resiste. Resiste declinando l’unica ed irriducibile forza di una scelta che mette in subbuglio tutto il giardino addobbato con i significanti clericali.
E paga questa opera di resistenza dicendo no.
Noi, come ci lascia intendere Sartre , siamo sempre responsabili di ciò che facciamo e di quello che non mettiamo in atto perché un evento accada.
O, per dirla con Kakfa di Zurau, siamo gli unici e soli responsabili di quel cerchio che circoscriviamo e tracciamo lungo tutta la vita, sino a scoprire di esserne rimasti fuori.
Quel sacerdote resiste. SI oppone alla omologazione in virtù di una individualità non trattabile non commerciabile. Non classificabile.
Lui mette in pratiche il motto di Nietzsce ‘diventa cià ciò che sei’, e lo fa resistendo ad anni di costumi presi a prestito per stare , più o meno sedato, in società.
O come dice Re Elord Aragorn: preparti a diventare ciò che sei nato per essere.
Il novello tenete, dopo anni di accademia, sta male.
In seduta dice di non voler fare quel giuramento. Perché il suo vero desiderio, è quello di fare il musicista. Egli è solo un piccolo nodo di una lunga catena vecchia di 5 generazioni di militari che hanno seguito con successo la carriera militare. Con questa alternanza: generale, colonnello, generale, colonnello. Una metodica obbedienza all’Altro che lui sceglie di infrangere. Paga questo desiderio con il respingimento da parte della sua famiglia, il distacco dalla sua fidanzata. Paga con la solitudine che ogni desiderio comporta. Paga con l’onta dei suoi amici,. Paga dicendo non alla catena di figuranti che , nella vita di un cadetto, devono esserci per individuarlo. Prima di diventare un musicista, e scoprire la sua omosessualità, passa anni di solitudine torrida, nella quale era solo con il suo desiderio, scolpita nella stanzadel suo analista. Anche questo uomo, resiste e dice no alla omologazione.
In molti, tanti altri casi, la resistenza è invece rivolta verso il desiderio che progressivamente si disvela in seduta. Togliersi quegli abiti è faticoso.
Dunque il desiderio di abbandonare l’uomo che la maltratta da anni, cozza con gli agi economici che quell’uomo può pagarle. E dunque questa donna , spaventata, lascia le sedute. Come abbandona il signore di mezza età, che non ha la forza di prendere atto delal fine del suo matrimonio , e lascia il desiderio di andarsene e farsi una nuova vita soccombere in virtù delle convenzioni sociali. Lascia l’analisi dopo aver detto quel che desidererebbe fare, e se ne va verso una tranquilla omologazione.
ARTE
«Il rapporto dell’artista col tempo in cui si manifesta è sempre contraddittorio. È contro le norme vigenti, norme politiche per esempio, o persino schemi di pensiero, è sempre controcorrente che l’arte cerca di operare il suo miracolo.» J. Lacan
C’è un Album che per me ha significato molto. Londo Calling dei Clash. Mi sono sempre chiesto perchè il gesto di Paul Simonon che frantuma il basso nella copertina dell’album. Quel gesto, se fosse da qualcuno oggi ripetuto, apparirebbe goffo, fuori tempo. Spaccare la chitarra, l’oggetto , era a quel tempo un gesto vero. Era la frantumazione di ciò che sosteneva. Il gruppo spaccava l’oggetto di consumo che permetteva loro di parlar,e di avere successo. DI occupare un posto. Era qualcosa che nasceva da quel palco, e li si concludeva. Era un farsi fuori. Era, appunto, contro le ‘norme vigenti, contro gli schemi di pensiero omologante’. Non era la cosa da fare. La lezione di Lacan ci insegna che al tempo del capitalismo l’oggetto assurge a elemento principale nella vita contemporanea, fine e non mezzo, tappo dell’interrogazione. La iperproduzione di beni di consumo, oggetti, schiaccia sotto una marea di ‘cose’ quella mancanza, quel senso profondo che ciascuno avrebbe il compito di cercare. L’inconscio , la Cosa Freudiana, appaiono oggi sotterrati da una miriade di beni che di fatto si sedimentano e ingorgano il canale dell’interrogazione, Robert Pirsig scrive che gli ‘americani sono una popolazione che passa il tempo a mangiare, senza fermarsi mai riflettere perché mangia in continuazione’. L’oggetto bene come fine ultimo di un esistenza, la personalità posticcia a questo legata, sono le forme di individuazione attuale. Non si prende posto nell’Altro frantumando gli oggetti, ma identificandosi ad essi. La marca, il bene, sono grandi categorie che raggruppano. Quale interrogazione profonda può avere una padre di famiglia che si vanta di appartenere al ‘club nokia’. O Pioneer. Pensate che un tempo si andava ad acquistare maglioni da un produttore che scoprì la formula dell’artigianato. Oggi quella catena produce in maniera standardizzata e industriale, e la gente acquista il marchio in quanto tale, appicicandoselo sul parabrezza dell’auto. Oggi la parola chiave non è distinguersi, individuarsi, ma omologarsi. In un tranquillo mondo accogliente e iperificillante.
L’artista musicale, lo scrittore, e altri in generale, hanno come obbiettivo esaltare l’oggetto, omologarsi a contenitori sempre più ampi e meno partcolareggiati. Quanti cantanti oggi sono sul palco con una chitarra che dichiarano di non saper suonare, ma la imbracciano perché la si deve imbracciare. Ce lo vedete Dylan che prende la chitarra perché deve adeguarsi al ruolo di cantante? Le forme di neo punk fanno ridere i polli. Con il movimento Punk terminava una delle più belle fasi di resistenza all’omologazione musicale, al pensiero estetico unico. E questo si riflette anche in molte fine vita dei protagonisti di quel tempo. Quel periodo è finito, è finito il tempo della soggettività, dei virtuosissimi. Oggi gli adolescenti osservano gruppi musicali identici, che fanno identici balletti e le identiche movenze sul palco. O ascoltano note di pianisti che suonano il piano cos’ come la gente si aspetta che lo suoni. La trasgressione oggi è una bestemmia, un miraggio. Una sorta di appestamento, nel periodo in cui esistono i comitati che si incaricano di vigilare sulla correttezza dei testi della canzoni. E la cosa davvero grave, sta nel fatto che la gente cerca quello. Disabituata la no, al differenziarsi, cerca l’omologazione come la tessera annonaria.
Un direttore musicale mi diceva che le ‘canzoni’ che vanno per la maggiore, di una grande stella del pop attuale, sono ottenute da un computer che produce suoni in maniera casuale. E chi ascolta, lo sa Questo è l’unico modo perché questa musica sia immediatamente recepita da chi vive immerso nella grande casa dell’omologazione., Questo garantisce che questa poi diventi una suoneria del telefono. La standardizzazione omologante trova da un lato una non domanda che incontra una offerta seriale. Non c’è più la resistenza di KAfka che ordina di bruciare i suoi scritti all'amico Max Brod. O quella di Celinè, che si seppellisce a Medoun con i suoi amati animali.
Viviamo in tempi di desiderio debole, di disabbonamento dall'incoscio, di disinserimento.
Cose è il disinserimento? Nel lessico analitico, è' quella pratica, alimentata dal tempo del capitalismo, che porta gli individui, sempre più riluttanti a voler divenire soggetti, a stare ben lontani dall'elaborazione del proprio interiore, per accedere a quantità inusitate di oggetti che diventano dunque il fine ultimo dell'esistenza. Rimpinzarsi e dis-abbonarsi.
Ecco allora che in tempi di omologazione assurta a parametro di felicità comune, il no assume un valore unico, soggettivo.
La fine della parola oggi non è data da forme di totalitarismo, che la chiudevano , la strozzavano e la vietavano. Quanto dal neo qualunquismo. Oggi un fascismo avrebbe poco da strozzare o da zittire.
Maurizio Montanari
Questo intervento è stato il mio contributo alle serate ‘ Diritto alla resistenza’, organizzate dal Radio alkemia
http://nuke.alkemia.com/

Eventi

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8

Clinico Contemporaneo

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8